Cosa dice la legge e cosa deve ancora cambiare
Ogni giovane ha il diritto di accedere alle informazioni, partecipare alla vita pubblica, proseguire gli studi e usufruire dei servizi online. Per i giovani con disabilità, questi diritti non sempre si concretizzano. Siti web inaccessibili, piattaforme digitali esclusive e servizi online mal progettati creano barriere che minano le tutele legali e l'inclusione quotidiana. Comprendere il quadro giuridico – e riconoscere le sue lacune – è fondamentale per chiunque lavori nel settore giovanile.
Il quadro giuridico
Il più importante strumento internazionale sui diritti delle persone con disabilità è la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), ratificata dall'Unione Europea nel 2011. L'articolo 9 della CRPD impone agli Stati di garantire alle persone con disabilità l'accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione in condizioni di parità con gli altri. L'articolo 21 si occupa specificamente della libertà di espressione e dell'accesso all'informazione, richiedendo formati e tecnologie accessibili.
A livello europeo, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea vieta la discriminazione basata sulla disabilità e riconosce il diritto delle persone con disabilità a beneficiare di misure volte a garantire la loro indipendenza. La strategia europea sulla disabilità 2021-2030 definisce un quadro di riferimento per l'attuazione della CRPD nelle politiche dell'UE, individuando l'inclusione digitale come area prioritaria.
La Direttiva sull'accessibilità del Web (2016) e l'Atto europeo sull'accessibilità (2019, applicabile dal 2025) traducono questi ampi impegni in requisiti specifici e vincolanti per i servizi digitali del settore pubblico e privato.
Cosa significa questo in pratica
In teoria, i giovani con disabilità hanno il diritto di accedere ai siti web del settore pubblico, ai servizi digitali governativi, alle piattaforme educative e a una gamma sempre più ampia di servizi commerciali in formati accessibili. In pratica, questi diritti non vengono spesso rispettati. La ricerca dimostra costantemente che la maggior parte dei siti web – compresi molti del settore pubblico e non profit – non soddisfa gli standard di accessibilità di base. I giovani con disabilità visive, uditive, cognitive e motorie incontrano regolarmente ostacoli che impediscono loro di accedere a contenuti e servizi che i loro coetanei senza disabilità danno per scontati.
Laddove la legge non è sufficiente
I quadri giuridici sono efficaci solo nella misura in cui lo sono i meccanismi di applicazione. Il monitoraggio e l'applicazione della Direttiva sull'accessibilità del Web negli Stati membri dell'UE sono stati incoerenti. Molte dichiarazioni di accessibilità sono incomplete, imprecise o semplicemente non pubblicate. I meccanismi di reclamo sono spesso difficili da trovare e lenti a rispondere. Gli utenti con disabilità che incontrano barriere spesso non hanno modo pratico di ottenere un risarcimento.
Al di là dell'applicazione, la portata della legge presenta dei limiti. Molte delle piattaforme e degli strumenti più utilizzati dai giovani – app di social media, piattaforme di gioco, servizi di messaggistica – non rientrano nell'attuale quadro normativo obbligatorio in materia di accessibilità. Sebbene l'Atto europeo sull'accessibilità (Act) ne includerà alcuni, permangono lacune significative.
Il ruolo delle organizzazioni giovanili
Le organizzazioni giovanili hanno una duplice responsabilità. In quanto fornitrici di servizi, devono garantire che la propria presenza digitale – siti web, corsi online, strumenti digitali – sia accessibile e conforme agli standard applicabili. In quanto promotrici di questi diritti, hanno il compito di dare voce ai giovani con disabilità, documentare le barriere all'accessibilità e promuovere una maggiore attuazione e tutela dei diritti esistenti.
I giovani con disabilità dovrebbero partecipare attivamente alla definizione dei servizi e delle piattaforme digitali che utilizzano. Coinvolgerli nella progettazione, nella sperimentazione e nel processo decisionale non è solo una buona prassi, ma un obbligo basato sui diritti. "Niente su di loro senza di loro" non è solo uno slogan, ma, nel contesto dei diritti digitali, è un principio di progettazione.
I diritti digitali dei giovani con disabilità sono reali, legalmente riconosciuti, ma ancora ben lungi dall'essere pienamente realizzati. Colmare questo divario richiede un impegno costante da parte di organizzazioni, responsabili politici e degli stessi giovani.